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Venerdì 25 settembre 2026
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«Vamossss»

I due marchi insieme.
Il Giornalista × Indipendente Sportivo
Foto: grafica della redazione; logo di Indipendente Sportivo usato con il loro consenso

Ultim'ora: Indipendente Sportivo ci dà il via libera. «Vamossss». In redazione nessuno è più riuscito a lavorare.

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Ultim'ora · Indipendente Sportivo La Redazione · 25 settembre 2026

«Vamossss», e il giornale perde la testa

Venerdì alle 7:45 Indipendente Sportivo, 32,6 mila follower e il calcio che non conta nel cuore, ha detto sì: logo, tag, storie ricondivise. Noi ne abbiamo 188. Da quel momento, in redazione, nessuno ha più combinato niente.

Alle sette e quarantacinque di venerdì mattina, in una redazione che stava ancora chiudendo il suo sesto numero, è arrivato un messaggio di tre righe. Prima riga: «Ahahaha». Seconda riga: «Vamossss», con quattro esse, che a contarle bene sono una promessa. Terza riga: «Taggateci pure che ripostiamo in stories». Da quel momento il giornale ha smesso di essere un giornale ed è diventato una curva.

Il Giornalista × Indipendente Sportivo. I due marchi insieme, per la prima volta: da oggi il loro logo sta sulle nostre pagine con il loro permesso.
Il Giornalista × Indipendente Sportivo. I due marchi insieme, per la prima volta: da oggi il loro logo sta sulle nostre pagine con il loro permesso.Foto: grafica della redazione; logo di Indipendente Sportivo usato con il loro consenso

Bisogna sapere come c'eravamo arrivati. La sera prima, alle nove meno sette, avevamo scritto loro una lettera che nemmeno un ambasciatore alla corte di Vienna: cinque righe, i saluti, la notizia, la richiesta di poter usare il loro logo e qualche ritaglio delle loro pagine, perché il marchio altrui non si tocca senza permesso, e in chiusa un «Possiamo?» col secchiello dei popcorn, per sembrare disinvolti. Non lo eravamo. Poi abbiamo aspettato tutta la notte, come il terzino che attende la bandierina del guardalinee sul fuorigioco dubbio. Loro hanno risposto con una risata, un grido e una riga. Noi avevamo mandato un trattato; loro un contropiede. Chi conosce il giuoco sa chi ha vinto.

Epperò bisogna dire chi sono, per chi arrivasse da un altro pianeta. Indipendente Sportivo ha casa a Cento, nel Ferrarese, e da anni racconta «tutto il calcio che non conta»: la Terza Categoria sotto l'acqua, i gol impossibili, le tribune di quattro gradini, il pedatore della domenica. Sono cresciuti negli anni della pandemia, con le dirette quasi quotidiane, quando il calcio dei paesi era fermo e qualcuno doveva tenerlo in vita a parole. Oggi li seguono in più di trentaduemila, su Instagram soltanto. Fanno la Top 11 della settimana dalla Serie D alla Terza, coi soprannomi che nessun cronista serio avrebbe il coraggio di dare; hanno inventato il «Trop player», che è il campione alla ferrarese, quello che poteva e non ha voluto; hanno inventato un Gran Galà sulla riviera, a Milano Marittima nel 2023, dove fra i premi ce n'era uno per il portiere più battuto, che è la cosa più giusta che si sia mai vista su un palco, e a Punta Marina l'anno dopo, con una settantina di premi da Piacenza a Rimini. Hanno perfino due birre, la Ultras e la Hooligans, perché il terzo tempo è liturgia e la liturgia vuole il vino suo. Nella biografia scrivono, fra parentesi quadre, «non è giornalismo». Noi, fra parentesi tonde, facciamo soltanto quello. Ci siamo incontrati a metà del campo.

E veniamo alla figura che abbiamo fatto. Centottantotto follower, noi, contati stanotte alle tre. Loro centosettanta volte tanto. Le nostre sei squadre, messe tutte insieme, fanno tremilaottocentosessantadue seguaci su Instagram: Indipendente Sportivo ne ha più di otto volte quelle sei società sommate. Ubi maior, minor cessat, dicevano i latini. Qui invece il maggiore s'è voltato, ha guardato il minore e gli ha detto: dai, vieni. Il minore è svenuto. Poi si è ripreso, ha rifatto la prima pagina, ha fermato le rotative che non ha, ha convocato un'edizione straordinaria per sé stesso, e sta scrivendo questo pezzo con la stessa compostezza con cui un burdèl di dieci anni racconta ai compagni che Baggio gli ha firmato la figurina. Ci siamo fatti riconoscere, insomma. Da bravi patàca.

Ma sotto la risata c'è una cosa seria, e non vogliamo che si perda. Giovedì mattina, sotto la nostra storia sul derby fra l'Alfero e il Vallesavio, Indipendente Sportivo aveva scritto «Che spettacolo». Non l'aveva scritto a un amico, né a un cliente: l'aveva scritto a un giornale nato sabato. Chi da anni guarda i campi di provincia sa distinguere, a colpo d'occhio, il lavoro fatto bene da quello tirato via; e quando dice spettacolo, lo dice sapendo che cosa vuol dire. Noi quel giudizio ce lo teniamo come si tiene la maglia del primo gol, piegata nel cassetto buono. Da lettori li seguiamo da tempo, come li segue chiunque abbia passato una domenica sui gradoni di un campo di paese: ci hanno insegnato che il calcio dei dilettanti si può raccontare ridendo senza mai deriderlo. Sovente ci siamo sorpresi a pensare che quello che facevano loro con la risata, noi volevamo farlo con la memoria, con i vent'anni di risultati e di marcatori che teniamo in archivio. Adesso le due cose si parlano.

C'è poi un conto aperto, e lo saldiamo con la verità, come si usa fra galantuomini. Giovedì sera avevamo annunciato loro che l'editoriale di venerdì avrebbe parlato di Indipendente Sportivo. Non è andata così. Il pezzo era pronto, ma l'abbiamo tenuto in panchina: un po' per i lavori sull'intervista a mister Giovanni Fontana, che ci hanno preso la nottata, un po' perché mandarlo in campo senza il loro sì non ci pareva elegante. Adesso il sì è arrivato, con quattro esse. L'editoriale uscirà, aggiornato con i numeri che nel frattempo sono cresciuti: la panchina, per una volta, gli ha fatto bene.

Dunque grazie, ragazzi. Grazie per il «Che spettacolo», per la magia proposta col secchiello dei popcorn, per il «Vamossss» con quattro esse. Da oggi il vostro marchio sta accanto al nostro, col vostro permesso e col nostro orgoglio; noi vi taggheremo, voi ricondividerete, e la valle del Savio arriva fin dove arrivate voi, da Piacenza a Rimini e oltre. Che cosa combineremo insieme ancora non lo sappiamo, e non lo inventeremo: Eupalla non ama chi annuncia le partite prima del calendario. Sappiamo però che qualche bella pataccata, fatta come si deve, ci sta aspettando.

Siamo pronti. Le scarpe sono già allacciate.

La conversazione, dal primo «Che spettacolo»

Instagram, 24 settembre 2026. Giovedì: «Che spettacolo» alle 10:28, «Studiamo qualche magia insieme» alle 12:42.
Instagram, 24 settembre 2026. Giovedì: «Che spettacolo» alle 10:28, «Studiamo qualche magia insieme» alle 12:42.Foto: estratto della conversazione Instagram, ridisegnato dalla redazione