

Di un allenatore, di solito, si contano le vittorie. Alessandro Visotti, allenatore dell'Alfero, preferisce contare le domeniche: circa 630 panchine, a conto suo, fra la Bagnese, il Vallesavio, il Fratta Terme, che oggi gioca in Eccellenza, e di nuovo Bagno, prima che l'Alfero, nel gennaio di quest'anno, lo richiamasse su quello che lui chiama il pianeta del calcio di valle. Gli abbiamo chiesto di raccontarsi, e ci ha restituito quattro pagine firmate, con i punti esclamativi a grappoli, che sono la sua voce. Le riportiamo parola per parola, punteggiatura compresa.
Per misurare un uomo così, più dei suoi numeri servono i nostri. Nelle rose di oggi che conosciamo, quelle di Alfero, Bagnese, Sampierana, Sarsinate e Due Emme, il nostro archivio ha la data di nascita di 118 giocatori, e il 5 gennaio 1998, il giorno in cui Visotti prese il patentino di allenatore di Terza categoria, 87 di loro non erano ancora venuti al mondo: più di sette su dieci. Nella sua Alfero, 13 su 27. Il più anziano dei suoi giocatori, che oggi ha 41 anni, proprio quel 5 gennaio compiva i tredici: un burdèl, e nessuno dei due poteva saperlo.
In lire, allora, si pagava tutto; l'euro sarebbe arrivato nelle tasche il primo gennaio 2002, quando lui aveva già in mano l'abilitazione Uefa B, presa il 26 febbraio 2001, e la panchina della Bagnese, il sogno che, scrive, si era avverato. Il giorno dell'abilitazione, 70 dei 118 dovevano ancora nascere. Quando la gloriosa Bagnese, così la chiama lui, vinse il girone H di 1ª Categoria, nel 2003/04, ne mancavano all'appello 47; all'Alfero, tre. In illo tempore l'Italia non aveva ancora vinto a Berlino: lo fece nell'estate del 2006, e con la stagione 2006/07 comincia il nostro archivio, che da lì in avanti i suoi campionati li conta uno per uno.
Nel 2008/09, a Borello, 74 punti, record delle nostre squadre dal 2006/07. In quella stagione nacquero sette dei giocatori di oggi, e dopo di allora altri nove, tutti ragazzi ancora minorenni; all'Alfero, dopo quei 74 punti, non è nato nessuno. Quando poi cominciò i dieci anni di fila a Bagno, con la stagione 2013/14, tutti e 118 erano già nati: i ragazzi che oggi corrono sui campi del Sapis, come i Latini chiamavano il Savio, e quelli che li guardano dai bordi, sono cresciuti mentre lui stava su quella panchina, dieci stagioni senza cambiare posto.
In mezzo, il giuoco ha cambiato pelle più volte. Sono arrivati l'euro e i telefoni in tasca, le regole dei fuori quota, che non gli sono mai piaciute, come si leggerà, e Instagram, che nel 1998 non esisteva ed è nato nel 2010: per quella via, la chat della società, sono passate le nostre domande. Ogni volta bisognava buttarsi, e adattarsi, e lui lo ha fatto senza mai cambiare idea su che cosa sia una squadra. Ecco le sue risposte.
Ci risulta che Lei abbia giocato dagli anni Ottanta fino alla fine dei Novanta: prima la Bagnese, poi la Sampierana e il Riccione. In che ruolo giocava, e qual è la partita, o il compagno, che Le è rimasto addosso?
«Ho giocato in diverse squadre, l’inizio il cuore la crescita a Bagno di Romagna, il mio Paese.
Poi le più importanti Riccione, Sampierana, Monterchiese, e Stia.
Agli inizi ero un “trequartista” che amava le fasce per la ‘rifinitura’ poi invecchiando a centrocampo dove si faceva ‘legna’.
Addosso mi è rimasto il primo campionato vinto a Bagno di Romagna in terza categoria, e i miei ‘fratelli di calcio’ Alessandro Rossi (Pluto) e Roberto Bardi (Roby).»
Cinque maglie, e due di Toscana: la Monterchiese, di Monterchi, e lo Stia, nel Casentino. Prima rifinitore sulle fasce, poi mediano a far legna, e di gol suoi non ne nomina nemmeno uno: nomina due amici, coi soprannomi dello spogliatoio. Il primo campionato vinto a Bagno, da giocatore, viene prima del nostro archivio: chi ne conserva foto o tabellini ce li mandi.
Che calcio era, quello di valle di allora? Che cosa c'era, sui campi e intorno ai campi, che oggi manca, e che cosa invece è cambiato in meglio?
«Era un calcio pieno di fascino e volontà; era il ‘calcio’ di ogni giornata da praticare appena era possibile,
nei campi, per strada, nei parcheggi, persino nei ‘portoni’ delle strutture che identificavano la ‘porta’ e il goal valeva solo di testa, perché nella strada giocavi facendo i cross.
Oggi purtroppo ‘non manca nulla’ c’è troppo…..
si è perso a volte il senso dei “valori” e della praticità !!!!!!»
Di quel calcio dei parcheggi e dei portoni non esiste classifica, e va bene così. Chi è cresciuto col goal buono soltanto di testa ha imparato a incornare per necessità, e il cross per forza, perché senza non si segnava. Non rimpiange la povertà, il mister; diffida del troppo, che è un'altra faccenda.
Ci risulta che abbia cominciato ad allenare nel 1999, nelle giovanili del Riccione; che nel 2000/01 sia stato il secondo di Giorgio Triboli alla Sampierana e che dal 2001/02 abbia guidato la Bagnese, con il campionato vinto nel 2003/04. È così? Perché ha deciso di passare dall'altra parte, e che cosa Le hanno insegnato i ragazzi e che cosa Triboli?
«Il 5 gennaio del 1998 ho conseguito il patentino di allenatore ‘Terza categoria’ e subito in quegli anni [ grazie all’amico Oberdan Melini grande Personaggio del calcio Valligiano ] ho avuto la possibilità di assaporare come “allenatore in seconda”, un calcio di livello più che eccellente ero a Santarcangelo che militava in serie D e il sabato maturavo le ‘prime esperienze’ con la squadra Juniors.
L’anno dopo 1999/2000 il mio ‘mentore’ prima come giocatore [compagno di squadra a Bagno di Romagna] poi come allenatore [ a Bagno di Romagna e San Piero in Bagno – vittoria del campionato di prima categoria ] Giorgio Triboli mi guida ad un altro anno come ‘allenatore in seconda’ a San Piero in Bagno che disputava il campionato di ‘promozione’.
Il 2000/2001 lo dedico alla ‘formazione’ e il 26 febbraio 2001 conseguo l’abilitazione ‘Uefa B’.
Nel 2001/2002 finalmente allenatore ‘prima squadra’ Sportiva Bagnese’ il mio sogno si era avverato !!! Non ci credevo ma era realtà resto fino al 2006/2007 e l’apoteosi nella stagione 2003/2004, la ‘gloriosa’ Bagnese vince il campionato di prima categoria Girone H e sale in promozione.
Dal 2007/2008 fino al 2010/2011 allo Sporting Vallesavio anni fantastici, Persone straordinarie, l’apoteosi annualità 2008/2009 vittoria del campionato di prima categoria, numeri impressionanti da record, un’ intero paese in festa con la propria squadra del cuore.
Anche gli anni 2012/2013 segneranno i miei ricordi profondi a Fratta Terme raggiungiamo una promozione al campionato di prima categoria faticosissima; tre squadre in cima alla classifica; spareggi dopo spareggi riusciamo nell’impresa.
Poi…. il richiamo di casa, Bagno di Romagna Calcio dall’annata 2013/2014 fino all’annata 2022/2023 con una indimenticabile promozione ottenuta nel 2021/2022 negli ultimi minuti utili, prima che il pareggio ci condannasse alla mancata promozione. Grande Bagnese Grande Calcio!!!!
Credevo di terminare così;
poi nel gennaio 2026 l’Alfero Calcio mi chiama, mi parla, mi aspetta, mi convince,
sento del buono, spero di essere all’altezza, dopo più di due anni di assenza dal ‘pianeta Calcio di Valle’.
La stagione si è chiusa amaramente, perdiamo la seconda partita dello spareggio ed è retrocessione
Mi dispiace tanto davvero tanto !!!!!!! Ma il calcio è questo non è cambiato per nulla !!!!!!!!»
Le date buone sono le sue, non quelle della nostra domanda: il patentino del 5 gennaio 1998, il primo anno da secondo a Santarcangelo, il 1999/2000 con Giorgio Triboli a San Piero. Del Fratta Terme 2012/13 il nostro archivio non sa nulla, e la promozione dopo gli spareggi resta nel suo racconto; il Fratta, oggi, gioca in Eccellenza. Al Vallesavio, nel 2008/09, i numeri da record sono 74 punti in 34 partite, 22 vittorie, 8 pareggi e 4 sconfitte, 45 gol fatti e 20 subiti.
Al Vallesavio, nel 2008/09, il primo posto: 74 punti, 22 vittorie in 34 partite, quattro sole sconfitte, la promozione. Poi il ritorno a Bagno e dieci stagioni di fila, dal 2013/14 al 2022/23. Qual è la stagione che porta nel cuore, e quale quella che vorrebbe rigiocare?
«Le ‘stagioni’ vissute negli anni, per me hanno tutte un significato particolare, anche perché tutte diverse e tutte vissute con grande intensità e calore.
Importanti tutte perché mi hanno fortificato e accresciuto nei rapporti “umani e di prossimità”, considerando che sono sempre state ‘agitate’ da quello spirito di competitività che necessariamente dovevi avere ‘dentro’ e condividere con tutto l’ambiente, giocatori, tecnici, dirigenti, accompagnatori, custodi, tifosi.
Vorrei rigiocare l’ultima con l’Alfero Calcio, vorrei riuscire a fare di più,
ma ‘acqua passata non macina piu’!!!!!»
Le dieci stagioni di Bagno, nel nostro archivio, sono davvero tutte diverse: tre volte ai playoff, una ai playout, la retrocessione dalla 1ª Categoria nel 2017/18, due campionati fermati dal Covid, poi la risalita del 2021/22. Non sceglie la più bella, e non per diplomazia; sceglie, con onestà rara, quella da rigiocare, l'ultima e la più amara.
Prima di questa, il nostro archivio Le attribuisce sedici stagioni: 438 partite, 159 vittorie, 165 pareggi, 114 sconfitte. Squadre difficili da battere, prima di tutto: è un'idea di calcio? E che effetto Le fa che un collega come Giovanni Fontana La indichi come esempio?
«Non considerando quella attuale che stiamo affrontando e la precedente vissuta nell’ultima parte; credo che siano circa 630 le panchine che ho avuto l’onere di ‘assaporare e vivere’;
21 stagioni considerando la media delle 30 partite stagionali, senza coppe.
Vittorie, sconfitte, pareggi, ognuna diversa dalle altre, sempre diversa,
emozioni contrastanti ma sempre legate dalla volontà di essere analizzate in modo collegiale con la ‘ bolla di calcio ’ con cui le stavi vivendo, dando così un senso di valore alla giornata della domenica, giornata di gara, intrisa di sacrifici e speranze !!!!!
Giovanni Fontana principalmente è un amico è una persona deliziosa, abbiamo sempre avuto un rapporto franco, cordiale di stima anche e soprattutto nella quotidianità del vivere.
Abbiamo giocato insieme abbiamo accresciuto un rapporto di ‘fedelta calcistica’ carico di validi principi,
ciò che Lui pensa di me è reciproco in ciò che io penso di Lui !!!!!!»
Nelle sedici stagioni che vede, dal 2006/07 al 2025/26, l'archivio conta 438 partite, 159 vittorie, 165 pareggi e 114 sconfitte, compresa la parte del 2025/26 dell'Alfero prima del suo arrivo: più pareggi che vittorie, numeri di squadre arcigne, difficili da uccellare. Il conto lungo, circa 630 panchine, a conto suo, abbraccia anche gli anni che il nostro archivio non conosce. Giovanni Fontana, oggi alla Sarsinate e alla Bagnese dal 2010/11 al 2012/13, nell'intervista del 28 settembre lo ha messo con Giorgio Triboli fra gli allenatori della sua squadra di tutti i tempi.
Il nostro archivio dice che, nelle ultime tre estati, le nostre squadre hanno cambiato allenatore tredici volte su diciannove. Lei, invece, nello stesso posto ci è rimasto anni. Che cosa serve perché un allenatore e una società stiano insieme così a lungo? E da che cosa si capisce che è il momento di salutarsi?
«Credo che il merito della più o meno lunga permanenza nelle Società sia da ricondurre alla
al valore delle Persone che costituiscono la Struttura del pianeta calcio,
soprattutto nelle zone dove per fattori esterni legati alla logistica, alle strutture, al clima, alle risorse oltre a quelle economiche anche ‘risorse umane’ diventa davvero difficile affrontare i Campionati.
Io fortunatamente ho trovato sempre coloro che insieme condividevano pregi e difetti di ciò che poteva prospettare la stagione da affrontare, garantendo in prima persona, sempre il massimo impegno e la massima dedizione, e percependo di contro grande stima e fiducia.
Alcune volte la ‘semplicità’ è complice di rapporti durevoli !!!!!»
Nel nostro archivio le dieci stagioni di fila alla Bagnese, dal 2013/14 al 2022/23, sono la panchina più lunga fra le nostre squadre: nessuno, che sappiamo, così a lungo. Contro tredici cambi in tre estati, il mister mette due parole fuori moda, semplicità e fiducia, e l'elenco di ciò che quassù rende tutto più difficile: la logistica, le strutture, il clima, le risorse.
Ci risulta che nei primi anni Ottanta Lei abbia prestato servizio in Libano, con la missione italiana di pace. In questi tempi si torna a parlare ogni giorno di guerre e di missioni di pace. Che cosa ricorda di quell'esperienza, che cosa Le ha lasciato, e che cosa pensa quando oggi guarda le notizie?
«Si ha fatto parte della “Forza Multinazionale delle Nazioni Unite” per il Libano.
Il 4 maggio 1984 mi è stata conferita la ‘Croce Commemorativa’ dall’allora Ministro della Difesa.
Tale riconoscimento lo porto sempre con me, in qualsiasi posto dove vado è con me.
E’ un pezzo importante della mia vita, sono stati periodi di massimo impegno, disciplina e diligenza, periodi in cui non ti deve sovrastare la solitudine, ma deve prevalere e vincere la voglia di ‘Pace’ tra i Popoli.
Oggi penso come allora che c’è assoluta necessità di Pace !!!!!»
Una missione di pace, 4 maggio 1984. Qui il pallone si fa da parte, ed è giusto che sia così: di quel tempo il mister ricorda l'impegno, la disciplina, la solitudine da vincere, e una parola sola, pace, che oggi ripete con cinque punti esclamativi.
In tanti anni di campo ha visto il calcio dei dilettanti cambiare più volte. Quali sono oggi, secondo Lei, i suoi problemi veri, e da dove si comincia a risolverli?
«Si purtroppo l’ho visto cambiare più volte, ed a volte purtroppo non capendo l’arazio del cambiamento. Ad esempio nel calcio dilettantistico, il ‘cervellotico’ periodo dei ‘fuori quota’ ha generato confusione e soprattutto disagio nella crescita dei ‘giovani’. Gli allenatori sono i ‘primi’ a voler far giocare chi gli da garanzie di vittoria indistintamente dall’età !!!
Per poi non parlare della’ deprecabile’ situazione della sostituzione del ‘fuori quota’ a partita iniziata dopo alcuni minuti. Situazioni che hanno sconcertato anche i valori che dovevano essere coltivati e accrescere nei giovani per conquistarsi il posto da titolare lavorando con impegno negli allenamenti.
Credo che i settori ‘giovanili’ debbano essere al centro del progetto delle Società; con anche l’aiuto della Federazione.
Credo si debba rivedere la strutturazione dei Campionati, troppe squadre non elevano la qualità!!!
Credo di conseguenza debba esserci più distinzione tra ‘campionati amatoriali’ e campionati della Federazione.
Credo che anche l’apparato arbitrale importantissimo, debba essere al centro del ‘progetto calcio’ e soprattutto nel circuito dilettantistico nei ‘giovani’ la direzione arbitrale assuma posture educative e di dialogo !!!»
I fuori quota sono i giovani che, in alcuni campionati dilettanti, le squadre sono state a lungo obbligate a schierare secondo l'anno di nascita, con regole che cambiano di stagione in stagione. Nel girone dell'Alfero le squadre sono dodici, e due sono Under 21, il Cervia United e la Due Emme. Dopo quella sulla carriera, è la risposta più lunga, e parla dei ragazzi, non di sé: codesto è il segno dei vecchi maestri.
Mercoledì 21 ottobre la coppa a San Piero in Bagno contro il Vallesavio, la squadra che Lei portò in Promozione; sabato 24 la trasferta in casa del Ranchio. Qual è l'obiettivo dell'Alfero per questa stagione?
«Si mercoledì 21 partita di coppa, ancora una volta ‘contro’ il passato; sempre emozionate !!!
Bella partita per entrambe le squadre senza troppe velleità, la qualificazione al turno successivo di coppa era già compromessa, uno stimolo comunque per prepararsi al meglio per il campionato.
La partita con Ranchio è stata non facile, abbiamo avuto la fortuna e bravura di andare subito in vantaggio e questo ha aiuto molto.
Dove arriva l’Alfero onestamente non lo possiamo sapere, probabilmente le prossime partite saranno molto determinati per capire alcune cose.
Certamente la Società, i Tifosi e i ‘ giocatori ’ che sono dei Grandi e che ho il piacere e l’onore di allenare hanno le idee chiare per come riuscire a crescere per il prossimo futuro !!!!!!»
Il 21 ottobre, al Campodoni di San Piero in Bagno, lo zero a zero ha lasciato fuori di coppa l'una e l'altra; il 24, a Pioppa di Cesena, il Ranchio-Alfero è finito 1-3, col primo gol al terzo minuto, il «subito in vantaggio» di cui parla lui. Dopo cinque giornate l'Alfero è quarto, con 10 punti. Non promette nulla, il mister: Eupalla non ama chi si vanta, e lui la conosce da una vita.
E il Suo futuro: dopo tanti anni di campo, prima con gli scarpini e poi in panchina, che cosa sogna ancora? E che consiglio darebbe a un ragazzo della valle che vuole fare l'allenatore?
«Oggi con l’Alfero Calcio affronto il ‘futuro’ su un principio di riconoscenza che gli devo:
quando mi hanno contattato, erano anni che non parlavo più di calcio e soprattutto non avevo la postura giusta per parlare di calcio, il mio ginocchio era talmente logoro che ho dovuto affrontare l’operazione;
nonostante ciò mi hanno aspettato e dato la possibilità di riassaporare le ‘panchine’ che si andranno ad aggiungere alle 630 già vissute. Sono tante e parlare di futuro credo possa essere un azzardo…………»
Una società che lo ha cercato e lo ha aspettato: la riconoscenza, nel calcio d'oggi, è merce rara, e lui la mette davanti a qualunque obiettivo. Chiamare azzardo il futuro, dopo 630 panchine, è pudore da galantuomo.
A un uomo così va un grazie che non è di rito. Ha risposto a dieci domande senza mettersi mai al centro: ha nominato gli amici prima dei gol, i maestri prima dei trofei, i custodi e gli accompagnatori accanto ai giocatori, e ai suoi dell'Alfero ha dato la maiuscola, «dei Grandi». Per il calcio di valle Visotti è codesto, un filo lungo quasi trent'anni che va dai portoni dove il goal valeva solo di testa alle rose di oggi, dove più di sette giocatori su dieci sono nati dopo il suo patentino; e ai burdèl che giocano, e a quelli che guardano, lascia una lezione semplice, che quassù durare è opera d'ingegno prima che di schemi.
Oggi, sabato 31 ottobre, alle 14:30, a Riofreddo, l'Alfero riceve la Polisportiva Sala: quarta contro prima, 10 punti contro 15, e il Sala le sue cinque partite le ha vinte tutte. Fra le due, nessun precedente nel nostro archivio. Sono le prossime partite che, scrive il mister, diranno alcune cose. Contro la capolista, l'Alfero porta in panchina quasi trent'anni di valle.
Le stagioni del mister



Le sue squadre



