Certe risposte arrivano subito, altre si fanno aspettare. Quella di Michael Braccini ha preso il suo tempo: le domande gli erano arrivate domenica sera, e per due giorni il telefono è rimasto muto, come muta resta la panchina prima di un rigore. Forse un poco di tentennamento, e chi non ne avrebbe davanti a un giornale mai visto prima. Poi, martedì sera, ha deciso. E quando ha deciso lo ha fatto nel modo che per noi vale più di tutto: autentico, magnifico, senza filtri. Non una risposta composta, pesata, lucidata come le scarpe della domenica: un messaggio solo, con i puntini di sospensione di chi scrive come parla e parla come gioca: col petto in avanti. Gli avevamo mandato sei domande, sei domande garbate da giornale appena nato. Lui ci ha risposto con una vita intera, e con due faccine sorridenti in apertura, che abbiamo tolto dal testo ma non dimentichiamo: un uomo che dopo vent'anni di campo saluta così uno sconosciuto che gli chiede del suo passato è un uomo che il calcio non lo ha consumato. Lo ha tenuto giovane.
Gli abbiamo scritto la sera del 20 settembre, e lo abbiamo cercato per un gol. Dopo Simone Braccini, capitano della Sampierana, che ci aveva risposto per primo con poche parole asciutte da capitano, lui è il secondo della valle a parlarci; e se il primo aveva il passo misurato del regista, il secondo entra in scivolata. Sabato 19 settembre, a Viserba, contro la Victoria, il suo colpo al 66' ha portato alla Bagnese il primo punto della stagione. Il nostro archivio diceva che il suo gol precedente era del 1° ottobre 2023, Bagnese – Superga 63 3-2, e che quel giorno aveva deciso lui, all'88': milleottantaquattro giorni fa, a volerli contare. Per un difensore, un'eternità normale. Per uno come lui, una provocazione.
Ecco le domande, e le sue parole sotto ciascuna.
Quasi tre anni senza segnare, e da difensore. Se lo aspettava ancora, un pallone così?
«Sono un giocatore non altissimo, 1,75, ma sono molto forte di testa, e comunque sono un giocatore che in area si fa sentire, quindi gli ultimi minuti vado su e faccio sentire tutta la mia esperienza e soprattutto la mia grinta. Il pallone lo voglio colpire forte da buttare giù la porta.»
Non si poteva dire meglio, e l'archivio gli dà ragione: l'ultimo gol prima di Viserba lo aveva segnato all'ottantottesimo. Un metro e settantacinque che sale in area avversaria negli ultimi minuti come si sale sulle barricate: chi sta in difesa lo sa, che cosa vuol dire trovarselo addosso su un calcio d'angolo. Altro che rassegnazione del terzino: qui c'è il goleador che il difensore si porta dentro da sempre.
Venti stagioni nel nostro archivio, dal 2006/07: che cosa tiene in campo un uomo per vent'anni?
«Sinceramente ho fatto 16 anni alla Sampierana, 1 a Santarcangelo in Serie D e questo è il sesto a Bagno.»
E ci ha corretti, com'è giusto: il nostro archivio comincia nel 2006/07, la sua carriera no. Sedici anni a San Piero, uno in Serie D, sei a Bagno. Ventitré stagioni di pallone. La risposta alla seconda metà della domanda, quella sul perché, l'ha data più avanti, e la riportiamo qui perché le sta a pennello: «Sempre con la stessa voglia e la stessa grinta che ho avuto fin da bambino.»
Fino al 2013 la troviamo centrocampista, poi difensore. Chi arretra di venti metri perde qualcosa o guadagna qualcosa?
«Il passaggio da centrocampo alla difesa è stato Federico Freschi in Eccellenza con la Sampierana: giocava a tre dietro ed ero il braccietto di sinistra. Mi è piaciuto subito giocare dietro.»
Subito. Senza rimpianti per i venti metri lasciati indietro. E l'archivio conferma la memoria: il 2013/14 è il primo anno di Freschi sulla panchina della Sampierana, in Eccellenza, ed è la prima stagione in cui la rosa lo scrive difensore. Da allora, dei suoi ventun gol in archivio, diciassette li ha segnati da difensore. Succede, a chi ha il fisico del mediano e il carattere del difensore: un allenatore glielo legge in faccia, lo arretra, e il giocatore scopre di essere sempre stato lì.
Tanti anni a San Piero, sei a Bagno: che rapporto c'è davvero fra i due paesi, rivalità o parentela?
«Con la Sampierana ho fatto parecchi anni in Eccellenza e Promozione, ero un leader, sono stato anche il capitano. Diciamo che la Sampierana era una squadra dilettantistica ma con un contorno quasi da professionismo. Dopo, quando ho avuto un figlio, e dopo tre operazioni al ginocchio, ho deciso di avere una situazione più tranquilla, e soprattutto con meno pressioni. Però sempre con la stessa voglia e la stessa grinta che ho avuto fin da bambino. E quindi ho deciso di andare a Bagno, categoria inferiore, meno pressioni, e soprattutto insieme agli amici di sempre.»
Tre operazioni al ginocchio. Lo scriviamo piano, perché chi non ha mai sentito il chirurgo dire «vedremo» non sa che cosa costi tornare in campo una volta, figurarsi tre. Lui c'è tornato, e ha scelto dove: non dove si guadagna di più o si arriva più in alto, ma dove stanno gli amici. È la scelta più antica del calcio di paese, e la più saggia. La rivalità fra San Piero e Bagno, che gli avevamo chiesto di misurare, lui l'ha risolta così: portandosi dietro la grinta dell'una nella maglia dell'altra.
Allenatore nuovo e squadra rifatta: chi ha vent'anni di partite alle spalle che ruolo si prende, quello che sulla distinta non c'è scritto?
«Quest'anno siamo una squadra molto giovane, con molti giovani che sono alla loro prima esperienza in prima squadra, quindi sarà un anno molto difficile. Però sono giovani molto bravi e abbiamo tutte le carte per riuscire a raggiungere la salvezza. Sicuramente quest'anno l'obiettivo è la salvezza.»
Non si dà il titolo di fratello maggiore, ma fa il fratello maggiore. Undici giocatori su ventiquattro, nella rosa della Bagnese, sono nati dal 2005 in poi. Lui parla dei ragazzi con l'affetto di chi sa che cosa vuol dire la prima domenica in prima squadra, e con l'onestà di chi non vende sogni: salvezza, e basta. Epperò «tutte le carte», dice. Chi ha giocato vent'anni sa quando una mano è buona.
E il gol che non dimentica?
Questa domanda non gliel'avevamo fatta. Ce l'ha data lui, spontaneamente, ed è il regalo più bello del messaggio.
«Riguardo i gol sicuramente non mi posso dimenticare l'anno 2010, derby Sampierana – Due Emme, e feci una doppietta, e quell'anno vincemmo i playoff e andammo in Eccellenza. E soprattutto quell'anno mi premiarono come miglior giocatore della Promozione dell'Emilia-Romagna. Soddisfazioni che ti rimangono dentro per sempre.»
Una doppietta nel derby, i playoff vinti, l'Eccellenza, e il premio di miglior giocatore della Promozione di tutta la regione. Per sempre, dice, e ci crediamo. L'archivio, per quella stagione, conferma quel che può: nel 2009/10 la Sampierana chiuse seconda in Promozione con sessantasette punti, andò ai playoff e l'anno dopo giocava in Eccellenza; il derby di ritorno con la Due Emme finì 4-0. I marcatori di quell'anno, però, nelle fonti non ci sono: la doppietta la scriviamo sulla sua parola, che ci basta. Del resto, a chi ha vissuto un anno così, un gol a Viserba dopo tre anni di digiuno non poteva sembrare un miracolo: soltanto un ritorno a casa.
Domenica?
«Domenica arriva una squadra molto forte, però noi davanti al nostro pubblico, nel nostro stadio, abbiamo sempre un qualcosa in più. Venderemo cara la nostra pelle.»
Venderemo cara la pelle. Sono parole che un tempo si scrivevano sui muri delle caserme, e che nel calcio di valle hanno ancora il loro peso. Domenica a Bagno arriva il Torconca Cattolica, che l'anno scorso chiuse terzo con sessantacinque punti. Qualcuno dovrà pagarle.
A Michael Braccini va il nostro grazie, e stavolta è un grazie col cuore in gola. È il secondo giocatore della valle a risponderci, e lo ha fatto come si fa fra gente dello stesso paese: senza filtri, senza giri, col sangue nelle parole. Il calcio di provincia vive di uomini così, che la domenica salgono in area negli ultimi minuti anche dopo tre operazioni al ginocchio, perché il pallone va colpito forte e la porta va buttata giù. Burdèl si nasce; certi burdèl non smettono mai di esserlo.
Grazie, Michael. Il pallone era tuo.