Undici domande gli avevamo spedito giovedì, e undici risposte sono tornate sabato: nessuna saltata, tutte corte, qualcuna cortissima. Giovanni Fontana, allenatore della Sarsinate, di parole ne spende come certi mediani d'una volta spendevano il fiato, cioè soltanto quando serve, e senza chiedere l'applauso a nessuno. Alla prima domanda ha risposto con un cognome e una squadra. Alla sesta con un monosillabo. Li lasciamo così, perché così sono arrivati, e perché nel giuoco come nella scrittura c'è chi fa melina e chi appoggia il pallone al compagno più vicino e torna al suo posto.
Ab ovo, nel nostro archivio, c'è già lui. Dalla prima stagione che conserviamo le sue tracce corrono per vent'anni di valle: la Sampierana del 2006/07 e del 2007/08, quella che vinse il campionato perdendo una sola partita su trenta, poi la Bagnese dal 2010/11 al 2012/13, seconda con sessantadue punti nell'ultima annata e l'anno dopo in 1ª Categoria, infine la Sarsinate del 2024/25, settima con undici pareggi, più di chiunque nel girone. E sulla panchina di Sarsina, in questa stagione, siede lui. Dove l'archivio non arriva, arriva lui. Con poche parole.
Le risposte le riportiamo per intero, sotto ciascuna domanda. Abbiamo corretto soltanto i refusi e la punteggiatura della scrittura veloce, nient'altro; due cognomi della formazione li scriviamo come stanno nelle nostre rose, Mescolini e Tomasiello. Alcune domande le pubblichiamo più asciutte di come le avevamo spedite: dove avevamo messo un dato che poi non siamo riusciti a verificare, l'abbiamo tolto, come sovente capita a chi preferisce un fatto in meno a uno sbagliato.
Partiamo dal lago di Acquapartita e da un'immagine che vale anche per il pallone: le cose che se ne vanno e poi ritornano. Le è mai capitato di vedere giocatori o squadra perdersi e poi tornare più forti?
«Giaccherini. Cesena.»
Due parole, e c'è dentro una carriera intera. Giaccherini a Cesena era cresciuto; lo mandarono a farsi le ossa in prestito nelle categorie minori, tornò e trascinò il Cesena fino alla Serie A, prima della Juventus e della Nazionale. Chi se ne va e ritorna più forte: l'esempio, il mister, l'ha pescato in casa.
Lei i professionisti li ha visti lavorare. Cosa ha imparato guardandoli?
«Ho visto giocatori forti e allenatori preparati. Ho imparato molto.»
Nessun nome, nessun aneddoto: il mestiere si impara guardando, e si racconta poco. Chi aspettava il retroscena resti pure a bocca asciutta; il mister non fa il cronista, fa l'allenatore.
In cucina come in campo c'è chi arriva in alto prima degli altri. Nella sua squadra chi è il giovane più forte?
«Il giovane più forte è Gradassi.»
Un cognome solo, senza aggettivi: da un allenatore che misura le parole come il fiato, vale una pagella piena. A Sarsina, adesso, Gradassi sa che lo guardano tutti.
Nel 2007/08 con la Sampierana ha vinto il campionato perdendo una sola partita su trenta. Si ricorda quale fu quella sconfitta?
«Quella col Novafeltria.»
In archivio quella partita porta il nome di Novavalmarecchia: 2-0 per i padroni di casa alla venticinquesima giornata, nel girone di ritorno. All'andata la Sampierana aveva vinto 3-1. La data, per quelle stagioni, non l'abbiamo.
Bagnese 2012/13: 62 punti, ancora oggi il record della Bagnese nel nostro archivio. Eppure secondi. Fa più male un secondo posto da record o una salvezza sofferta per un punto?
«L'anno della Bagnese è stato bellissimo: siamo arrivati 2°, ma siamo stati promossi in 1ª Categoria.»
Il campionato lo vinse il Civitella con sessantacinque punti. La stagione dopo la Bagnese giocava davvero in 1ª Categoria, come dice lui; per quale via ci sia arrivata l'archivio non lo racconta.
Quell'anno la sua Bagnese ne fece sette al Real Sarsina. Oggi Lei allena a Sarsina: qualcuno gliel'ha mai ricordato al bar?
«No.»
Un no secco. Ci pensiamo allora noi, con affetto: sette a zero, Bagnese sul Real Sarsina, 2012/13. Da oggi al bar di Sarsina qualcuno lo sa.
Con la Sarsinate, al primo anno, undici pareggi, più di tutti nel girone. Il pareggio è un'arte o una condanna?
«È stata un'annata complicata, molti infortuni. Però i ragazzi sono stati bravi e abbiamo portato a casa un trofeo: il merito è tutto loro.»
Arte o condanna, il mister non sceglie: mette in conto gli infortuni e gira tutto il merito ai ragazzi, com'è costume degli allenatori di scuola antica. Undici pareggi, per l'archivio, restano il primato del girone.
Acquapartita è uno dei posti più belli della valle: il lago, i boschi, l'aria buona. Nel calcio di paese quanti «ecomostri» ha visto: campi, spogliatoi, progetti rimasti a metà? Cosa ci vorrebbe per sistemarli?
«L'ecomostro l'ha costruito la politica.»
Una frase sola, e il pallone passa dall'altra parte della rete. Non aggiungiamo niente: la domanda era nostra, la risposta è tutta sua.
Per noi Alessandro Bini è il miglior marcatore della Sarsinate nel nostro archivio, 61 gol. Un bomber così lo si allena o lo si lascia fare?
«Bini da giovane era il portiere più forte che ho allenato, poi ha iniziato a fare il bomber. È un ragazzo eccezionale ed ha doti anche da bomber, che può migliorare molto con l'allenamento.»
Nelle rose che conserviamo Bini è sempre stato attaccante, dalla Sampierana del 2018/19 in avanti; il portiere lo ricorda il mister, dalle giovanili che il nostro archivio non copre. I sessantuno gol sono tutti nei tabellini, e in ognuna delle cinque stagioni dal 2021/22 al 2025/26 è stato il primo cannoniere della Sarsinate.
Acquaviva e Bottura giocano nell'Alfero, e il 28 novembre c'è Alfero–Sarsinate. Cosa dirà a loro prima della partita? E ai suoi difensori?
«Li saluterò. E per me, l'anno che sono stato a Sarsina, sono stati bravi e hanno aiutato la squadra a vincere un trofeo.»
Un saluto e un grazie, nessuna pretattica. Il 28 novembre a Riofreddo si vedrà se il saluto regge novanta minuti.
Lei che ha visto tante generazioni di giocatori e allenatori, in categoria e nei settori giovanili: ci dà la formazione più forte di tutti i tempi? Undici giocatori e due allenatori.
«Gentilini, Mescolini, Giovannetti, Tomasiello, Soldati, Rossi, Guidi, Spighi, Manenti, Caporali, Venturi. All. Triboli, Visotti.»
Al mister va il nostro grazie: undici domande, undici risposte in due giorni, nessuna lasciata in bianco. E l'ultima, la formazione, merita due righe in più, perché dice più di quanto sembri. Fontana ci ha dato, intera, la sua Sampierana del 2007/08: quella che vinse il campionato perdendo una partita sola su trenta. Tutti e undici stanno nella rosa di quell'anno: Gentilini in porta, Mescolini e Soldati dietro, Giovannetti, Tomasiello, Guidi, Spighi e Manenti in mezzo, Caporali e Venturi davanti. Di Rossi, in quella rosa, ce n'erano due, Corrado e Paolo, e senza il nome di battesimo non azzardiamo quale. Vent'anni di ragazzi visti crescere, e per la squadra della vita sceglie quelli di una stagione sola.
In panchina due uomini di lungo corso: Giorgio Triboli, allenatore della Bagnese nel 2008/09, e Alessandro Visotti, che ha guidato il Vallesavio e la Bagnese e che oggi siede sulla panchina dell'Alfero. Proprio quella che la Sarsinate troverà di fronte sabato 28 novembre, insieme ai due ex da salutare. Parla poco, il mister. Ma non spreca una parola.