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Il Giornalista
Anno I · N. 7Valle del Savio, sabato 26 settembre 2026
Editoriale La prima settimana

Sette giorni, sei numeri

Una settimana fa il primo numero, oggi il settimo: sei squadre, ventotto articoli, tre interviste, un errore corretto da un lettore, la prima lettera ufficiale. E l'intelligenza artificiale, che usiamo alla luce del sole e controlliamo noi.

La Redazione26 settembre 2026

Sabato scorso usciva un giornale che nessuno aspettava, con cinque squadre, una valle sola e un archivio che dal 2006/07 aveva messo in fila più di diciannovemila partite giocate, ognuna col suo risultato, ognuna con la sua domenica che nessuno ricordava più. Oggi è di nuovo sabato. Le squadre sono sei. E prima che il derby ci porti via, ci sembra giusto fermarci un momento e fare i conti, come si fanno i conti veri: seduti, senza fretta, guardando anche le cose andate storte.

Di quella settimana, a rileggerla, colpisce soprattutto il passo. Il primo numero portava già la prima cronaca, la Bagnese che pareggia con la Victoria. La domenica è arrivato il primo contributo dal campo, un foglio con le formazioni della Sampierana, e la cronaca della Sampierana che batte lo Sparta Castelbolognese uno a zero. Il lunedì la prima intervista, a Simone Braccini, capitano della Sampierana, e la prima rettifica, sul mercato della Due Emme, pubblicata in giornata: perché un giornale che sbaglia e tace è come un libero che perde l'uomo e fa finta di niente. Il martedì la sedia in più, con lo Sporting Club Vallesavio che accettava l'invito. Il mercoledì il derby di oggi è entrato in pagina, è uscita la seconda intervista e alle sei società è partita la stessa domanda: raccontateci voi.

Il giovedì ha portato lo speciale «Cinque battaglie per una valle», tre video della Trasferta, un video con mister Giovanni Fontana, e il primo errore segnalato da un lettore: nelle storie avevamo scritto l'indirizzo con .it invece di .com, e lui ce l'ha fatto notare. Ci siamo scusati con un video, ridendo di noi stessi, e lui ha avuto il suo premio: patàca noi, galantuomo lui. Lo stesso giorno Indipendente Sportivo, un profilo da circa trentaduemila e seicento follower che racconta il calcio dei dilettanti, ci ha scritto due parole, «Che spettacolo». Ieri sono arrivati i giovani con la prima puntata de «I Boccia», la pagina Stats & Charts coi premi del giornale, il primo lavoro fatto insieme a Indipendente Sportivo e, dulcis in fundo, il presidente della Due Emme, che ci ha cercati: ne è nata la prima lettera ufficiale di questo giornale, protocollo 2026/001.

Sei numeri in sette giorni, ventotto articoli, tre interviste, un profilo Instagram nato in settimana che ieri contava centonovanta follower. Sono numeri piccoli, e lo sappiamo. Non li mettiamo in vetrina per vanità: li mettiamo sul tavolo perché dicono quanto può fare una redazione di valle quando ha in mano gli attrezzi giusti, e perché sovente le cose grandi cominciano proprio così, con una cifra che fa sorridere chi passa.

L'attrezzo, lo diciamo chiaro come l'abbiamo detto dal primo giorno, si chiama intelligenza artificiale. Ci aiuta a cercare le notizie, a ordinare l'archivio, a scrivere, a disegnare i grafici, a tenere il giornale aggiornato sempre, di giorno e di notte. Ogni fatto, però, lo controlliamo noi, uno per uno, e niente esce senza essere passato dai nostri occhi. Epperò sarebbe ipocrita tacere la meraviglia. Una settimana fa non sapevamo di saper fare un giornale ogni giorno, con l'archivio di vent'anni aperto sul tavolo come un messale; oggi sappiamo che si può, e che il limite, quando c'è stato, non era la macchina ma il tempo che avevamo per controllarla.

Non è la prima volta che il mondo vede arrivare un attrezzo così, e se ne spaventa. A Magonza, intorno al 1455, Gutenberg stampava la sua Bibbia coi caratteri mobili, e il lavoro paziente degli amanuensi non fu più lo stesso. Nel 1811, in Inghilterra, gli operai che la storia chiama luddisti presero a distruggere i telai meccanici, e ci andarono avanti fino al 1816: il telaio è rimasto, e oggi nessuno lo considera un nemico. Morse mandò nel 1844 il primo messaggio pubblico sulla linea fra Washington e Baltimora, Marconi nel 1895 faceva i primi esperimenti a Pontecchio, vicino a Bologna, la RAI dal 3 gennaio 1954 trasmetteva con regolarità, e Tim Berners-Lee al CERN, fra il 1989 e il 1991, metteva al mondo il World Wide Web. Ognuna ha scombinato qualcosa, ognuna ha fatto gridare a qualcuno che finiva un mondo; e ognuna, mutatis mutandis, è diventata l'aria che respiriamo. Nel nostro giuoco è andata allo stesso modo: la moviola di Carlo Sassi alla Domenica Sportiva, sul finire degli anni Sessanta, fu discussa e poi entrò nel lessico, e il VAR, in Serie A dalla stagione 2017/18, contestato come un'eresia, oggi è normalità.

Il dubbio, però, lo teniamo in tasca, perché un giornale senza dubbi è un catenaccio senza contropiede: sta lì e non va da nessuna parte. La macchina scrive, ma al campo non ci va. Può sbagliare con grande sicurezza, ed è proprio la sicurezza a renderla pericolosa per chi si fida a occhi chiusi. Per questo il nostro lavoro non è diminuito: si è spostato. Meno tempo a copiare, più tempo a verificare, a chiedere, a rileggere. Gli amanuensi, in fondo, siamo ancora noi, con una lente in più.

Quanto possiamo crescere non lo sappiamo, e diffidiamo di chi dice di saperlo. Sappiamo che in sette giorni abbiamo scoperto di noi e degli strumenti che usiamo cose che non sospettavamo, e che ogni giorno ce n'è una nuova da provare, da inventare, da mettere in pagina. Il giornale che verrà lo faremo come questo, con voi: con chi ci manda un foglio di formazioni, chi ci corregge un indirizzo, chi ci scrive dalla società, chi legge in silenzio e torna il giorno dopo. Oggi, intanto, si gioca. Alfero e Vallesavio aprono questo numero con il derby, e la sesta arrivata, a quattro giorni dall'ingresso nel giornale, si prende subito la scena. Deciderà Eupalla, noi lo racconteremo.

Il motore è nuovo; la passione è vecchia come la valle.