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Anno I · N. 24Valle del Savio, sabato 24 ottobre 2026
Editoriale Il cambio di panchina alla Bagnese

Il randagio ha mollato l'osso

Il 3 ottobre Fulvio Fabiani ci parlava di cani randagi, di muli e di purosangue, e della Due Emme, sua ex squadra, come di un «cane da salotto con il pedigree». Undici giorni dopo, ci risulta, non è più l'allenatore della Bagnese. Certe parole, Eupalla se le ricorda.

La Redazione14 ottobre 2026
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Fulvio Fabiani, allenatore della Bagnese da questa stagione: nell'intervista del 3 ottobre parlava di cani randagi e di muli.
Bagno di Romagna Fulvio Fabiani, allenatore della Bagnese da questa stagione: nell'intervista del 3 ottobre parlava di cani randagi e di muli.Foto: RomagnaSport

Di certe storie, nel calcio come nella vita, si capisce il finale dalla prima pagina. Noi questa l'avevamo capita il 3 ottobre, il giorno in cui uscì la nostra intervista a Fulvio Fabiani, allenatore della Bagnese. Undici giorni dopo, secondo quanto risulta al Giornalista, allenatore della Bagnese non lo è più; se se ne sia andato o lo abbiano accompagnato alla porta resta da chiarire, e noi non lo diamo per chiarito.

In quell'intervista c'erano parole che, a nostro avviso, non avevano ragione d'essere, e tanto meno quel veleno. Gli chiedemmo che cosa si portasse dietro da Mercato Saraceno e che cosa avesse trovato a Bagno, e di Bagno parlò bene, di un gruppo di ragazzi «con dentro quella sana "ignoranza calcistica"». Della Due Emme, la squadra che aveva allenato prima di arrivare a Bagno, disse che la vedeva «come un classico cane da salotto con il pedigree», una squadra fatta per vincere il campionato «a mani basse», che «possono perderlo solo loro». E al collega che oggi la allena, Marco Ostolani, riservò una stoccata col sorriso: «sarà interessante vedere come il loro mister saprà gestire tutta questa pressione, visto che finora non si è mai confrontato con categorie superiori alla Prima». Ora, codeste cose si possono pensare; dirle a un giornale, di una casa dove si è stati e di un uomo che fa il tuo stesso mestiere, è un'altra faccenda. Il cane da salotto, per inciso, il 6 settembre in coppa gli aveva già dato tre a uno, a Bagno, e il pedigree non c'entrava niente.

Una cosa va detta subito, perché qui le parole vanno pesate. Domenica, a Bagno, c'è stata la partita col Granata, che RomagnaSport segna sospesa e che aspetta il Giudice sportivo; di quella giornata, e del malore, non si scherza, e nessuna dea c'entra: ci dicono che Fabiani sta bene, e ne siamo contenti come si è contenti per chiunque. Martedì sera l'allenamento della Bagnese lo guidavano altri.

Delle sue parole, invece, si può parlare, e lui stesso ce ne ha date tante. Eupalla, che è dea capricciosa ma ha una memoria da contabile, certe parole se le segna. Si era presentato come un randagio: «Se un cane randagio ha un osso in bocca e ti avvicini anche solo a 3 metri per prenderglielo, ti stacca il braccio dalla spalla». E della vittoria col Torconca, strappata al novantesimo, raccontava che i suoi burdèl avevano trovato «la forza e la voglia del cane randagio che non molla l'osso». Ebbene, l'osso, a quanto ci risulta, è rimasto a Bagno; il randagio no.

Voleva poi «muli che imparano a correre come cavalli», e in redazione, con l'affetto che si deve ai personaggi veri, l'avevamo ribattezzato il cavallo selvaggio. Selvaggio nelle parole lo è stato davvero; il galoppo, quello, in classifica non s'è visto. Conti alla mano, cinque punti in quattro partite con un risultato, cinque gol fatti e sei subiti, una sola vittoria, quella col Torconca Cattolica, e la quinta giornata nelle mani del Giudice: il mulo, a correre come un cavallo, non ha fatto in tempo a impararlo. Sic transit, direbbero i latini, e qui la gloria non ha fatto in tempo nemmeno a transitare.

Si definiva, con una civetteria che ci era perfino piaciuta, «ignorante di mio», e dei suoi ragazzi diceva che sono «"animali" come me». Prendiamolo in parola, con rispetto. A noi pare, ed è un parere nostro, che di Bagno, della sua gente e di uno spogliatoio dove certi uomini stanno da vent'anni qualcosa gli sia sfuggito; se è andata così, è questo il vulnus vero, più dei gol presi. Aveva detto di voler insegnare ai suoi attaccanti «quello che non gli è stato insegnato negli anni passati». Martedì sera, al campo di Bagno, a guidare l'allenamento c'erano Paolo Guerra ed Enrico Silvani, che degli anni passati sono la memoria vivente, venti stagioni in rosa l'uno e quattordici l'altro nel nostro archivio. Epperò la lezione, a quanto pare, l'hanno tenuta loro.

E il «cane con il pedigree»? Mercoledì 4 novembre, nel derby, la Due Emme lo aspettava sulla panchina di fronte, magari col collare buono e con la voglia arcigna di chi ha qualcosa da far vedere. Se le cose stanno come ci risulta, non lo troverà. Sovente il giuoco fa così: prepara il conto e poi non presenta il debitore.

Per la Bagnese, la dea dell'acqua di Bagno, comincia un'altra storia, e glielo auguriamo con tutto il cuore dei pedatori di valle; per lui, la parabola di cinque giornate si chiude senza gloria, e lo diciamo dell'allenatore, non dell'uomo. Ai purosangue e ai muli, tutti, servirebbe ogni tanto una parola in meno.

Eupalla, come la vita, le parole se le ricorda.

Le foto

Mercato Saraceno. Marco Ostolani, allenatore della Due Emme: mercoledì 4 novembre il derby con la Bagnese.
Mercato Saraceno. Marco Ostolani, allenatore della Due Emme: mercoledì 4 novembre il derby con la Bagnese.Foto: RomagnaSport
Bagno di Romagna. Paolo Guerra, venti stagioni nella rosa della Bagnese nel nostro archivio.
Bagno di Romagna. Paolo Guerra, venti stagioni nella rosa della Bagnese nel nostro archivio.Foto: RomagnaSport
Bagno di Romagna. Enrico Silvani, quattordici stagioni nella rosa della Bagnese nel nostro archivio; foto della stagione 2025/26.
Bagno di Romagna. Enrico Silvani, quattordici stagioni nella rosa della Bagnese nel nostro archivio; foto della stagione 2025/26.Foto: RomagnaSport