Del martedì, nel calcio di paese, lontano dalle telecamere, nessuno scrive mai. È il giorno orfano della settimana: la domenica ha i suoi cantori, il lunedì i suoi ragionieri, il sabato la sua vigilia; il martedì ha soltanto le gambe. Gambe di piombo, gambe che la sera prima hanno salito le scale di casa con la solennità di un pellegrinaggio, gambe che ricordano ogni contrasto, ogni scatto, ogni pestone ricevuto in mischia e mai restituito. Il pedatore di paese arriva al campo col male dappertutto, e lo annuncia a tutti prima ancora di salutare.
Poi c'è il mister, che di martedì non è mai tenero. Si fa fisico, come dicono negli spogliatoi con una parola sola che vale un trattato: giri di campo, allunghi, scalette, addominali sull'erba umida. E il pallone, allorché compare, compare poco e di sfuggita, come il parente che passa a salutare e non si ferma a cena. Il giuoco vero tornerà più avanti nella settimana. Di martedì si paga il conto della domenica e si apre il credito per quella che verrà.
Il conto, lo sa chiunque abbia calzato un paio di scarpini, cambia sapore a seconda di come è finita. Se hai perso, il martedì è un tormento: ogni giro di campo è una penitenza, ogni occhiata del mister una domanda, e il gol preso ti ronza in testa come una mosca chiusa in camera. Se hai vinto è peggio ancora, e sovente: hai festeggiato, la domenica si è allungata fino al lunedì, e arrivi al campo confuso, felice e un poco colpevole, come il burdèl che rientra all'alba e trova la madre già in piedi in cucina.
Questa settimana, a dire il vero, di tormentati nella valle se ne contano pochi. Delle cinque squadre che fin qui raccontiamo, nessuna arriva al martedì con una sconfitta addosso. La Sampierana ha battuto lo Sparta Castelbolognese, la Due Emme è tornata da Marignano con i tre punti, la Sarsinate ha piegato il Ranchio in coppa: tre vittorie, tutte di un gol solo, che sono le più belle da raccontare e le più faticose da smaltire. La Bagnese ha strappato un punto a Viserba, e un punto così vale la fatica di un martedì intero. L'Alfero, fermo nel turno di coppa, è l'unico che arriva riposato: beato lui, direbbe il terzino con le caviglie gonfie.
Ecco però il mistero che nessun preparatore ha mai saputo spiegare, e che noi non proveremo a spiegare. Si entra là dentro con le gambe di piombo e il muso lungo. Si corre, si suda, si maledice a mezza voce la scaletta; si ride di chi è arrivato ultimo all'allungo, si prende in giro il compagno per l'occasione sprecata la domenica, si torna ragazzi. Eupalla, al martedì, non scende mai al campo: non ce n'è bisogno. E dopo la doccia, con i capelli ancora umidi e il borsone in spalla, si sta da dio. Sempre.
Per aspera ad astra, dicevano i latini, che di allenamenti non sapevano nulla e di fatica moltissimo. Il martedì è l'aspera; le stelle, in questa valle, stanno nel pallone del fine settimana. A chi oggi torna al campo, di ogni età e di ogni categoria, mandiamo il nostro saluto e una raccomandazione sola: la doccia calda, e poi a casa.
Il martedì non si vince: si sopravvive, e poi si sta da dio.