Di domenica, a Bagno, è successo quel che sui campi di calcio succede da quando esistono. Un contrasto sulla fascia, un parapiglia, un'espulsione, un allenatore soccorso e portato via in ambulanza, che, ci dicono, sta bene ed è stato dimesso in serata: questo, a stare ai racconti che ci sono arrivati e che trovate messi a confronto nell'apertura. E noi, invece di riconoscerci il giuoco antico che è, ci siamo messi a guardarlo come si guarda un'eclissi.
Ci stiamo rammollendo, ecco la verità, e ci meravigliamo di cose normali. Pensateci un momento: in un recinto, per novanta minuti, corrono i giovanotti di due squadre, e altri ne scalpitano in panchina, ciascuno con un solo pensiero in testa, che è sconfiggere quelli che ha davanti, e c'è chi si stupisce se ogni tanto, fra tanto ardore in libertà, vola una scintilla. Il calcio è così ab ovo. È giuoco di contatto, di sudore, di gomiti larghi e di parole grosse, di marcature arcigne e di contropiede rubati, e sovente di paci fatte la sera stessa davanti a un bicchiere; non lo hanno inventato le educande, e non lo giocano le educande nemmeno oggi.
Bando, dunque, ai vittimismi. Bando a chi, dopo ogni parapiglia, alza il dito e domanda dove andremo a finire, come se fino a ieri i nostri campi fossero stati sale da tè. E bando anche ai cautelismi, a quella prudenza che consiglia di non dire, di non scrivere, di aspettare che passi: il silenzio non ha mai reso più pulito un campo, ha reso soltanto più torbidi i fatti.
Intendiamoci, perché qui le parole vanno pesate. Non diciamo che un pugno o una pallonata in faccia siano belli, né giusti: per quelli c'è il Giudice sportivo, che fa il suo mestiere e lo farà anche questa settimana. Del malore del mister non si scherza e non si specula: ci dicono che sta bene, ed è la cosa che conta più di tutte. Del resto, sì, si parla, e si parla da gente che il calcio lo conosce. Epperò parlarne vuol dire raccontarlo com'è, con chi lo dice e con quel che dice, senza piagnistei e senza veli pietosi.
Raccontiamolo, allora, il calcio della valle, con le sue spigolature, le sue gomitate e le sue paci fatte; ai giudici le sentenze, a noi il mestiere di dire chi parla e che cosa dice, e ai burdèl in campo la libertà di giocarsela da pedatori veri, come s'è sempre fatto. Più uomini e meno caporali, direbbe Totò.