Di sabato, a ottocento metri e passa, l'aria punge anche quando il cielo è sereno, e a Riofreddo il cielo era sereno davvero, diciassette gradi e l'aria che sapeva già d'autunno. Lassù l'Alfero non aveva mai perso un derby: due volte il Vallesavio era salito, due volte era sceso con le pive nel sacco, quattro a uno e tre a due. I padroni di casa ci arrivavano con la ferita fresca di una retrocessione, i burdèl di Borello con la voglia di non partire col piede sbagliato, perché, avevano scritto alla vigilia, in una maratona non è mai bello. Entrambe, dicevano, avevano un tabù da non sfatare. Uno dei due, per forza, sarebbe caduto.
Sulla panchina di casa sedeva Alessandro Visotti, che il Vallesavio lo aveva allenato fra il 2007 e il 2011: nomen omen, si direbbe, per un derby che è sempre un poco una faccenda di famiglia. Dall'altra parte Velio Benvenuti, al secondo anno. Nell'Alfero, fra i pali Lusini, davanti Capacci e Michele Lanzi; nel Vallesavio capitano e portiere Francesco Angeli, e in avanti Bartolini, Garofoni col dieci e Magrini con l'undici.
Al trentanovesimo, il primo colpo. Garofoni lascia partire un tiro da fuori area, il pallone incontra sulla strada la gamba del numero nove di casa, cambia traiettoria e, beffardo come solo i palloni deviati sanno essere, disegna un pallonetto che scavalca il portiere e si adagia in rete. Uno a zero per gli ospiti, e un gol che in montagna si chiama sfortuna e in pianura si chiama destino.
La ripresa è stata, per chi era in campo col Vallesavio, un lungo stallo: le squadre a studiarsi, il pallone a rimbalzare fra i reparti senza trovare la strada. L'ha trovata, al settantanovesimo, un calcio piazzato. Punizione dalla trequarti, defilata sulla destra: batte Michele Lanzi, e Capacci, che a metà del primo tempo era stato suo malgrado complice del vantaggio altrui, sale più in alto di tutti e incorna sotto l'incrocio, alla destra di Angeli. Uno a uno, e il campo di Riofreddo che torna a respirare. Da lì, raccontano, la partita si è riaccesa.
Parve finita così, e a più d'uno sarebbe andata bene: «il pareggio era il risultato giusto», dice Riccardo, tifoso dell'Alfero, e Francesco Lanzi, dell'Alfero, conferma con una parola sola, «giustissimo». Epperò il calcio non ha l'abitudine di chiedere il parere del pubblico, e il recupero era già cominciato. Al quarto minuto, in extremis, una respinta della difesa di casa finisce sui piedi di Edoardo Magrini, fuori area; il numero undici del Vallesavio non ci pensa due volte e calcia, e la palla va a infilarsi alla sinistra di Lusini, dove nessun guanto poteva arrivare. Uno a due. Poi, il fischio.
«Peccato, perché in casa non si deve perdere», ha detto ancora Riccardo, e non c'è sentenza più breve né più vera. L'Alfero ha rincorso, ha agguantato il pari e se l'è visto portare via all'ultimo respiro; il Vallesavio, alla prima giornata e alla prima volta lassù, scende da Riofreddo con tre punti, un gol del suo dieci e uno del suo undici, e il primo posto nella Corona di Sapis. Vae victis, dicevano gli antichi, ma in montagna si dice con più garbo: la prossima volta.
Eupalla, che al novantesimo pareva essersi addormentata, si è svegliata in tempo per scegliere.